Questa rubrica è dedicata a chi ha segnato la sua vita sposando la montagna. Abbiamo deciso di aprire celebrando la figura di Riccardo Cassin, indimenticabile uomo e maestro delle cime, leggenda mondiale dell’alpinismo. Nato in Friuli all’indomani della Grande Guerra e trasferitosi giovanissimo nella grande sella ai piedi del Gruppo delle Grigne, adottato a Pian dei Resinelli, ha percorso un secolo con la picozza tra le mani. Cassin ha definito la Grignetta, “stupenda palestra di roccia per intere generazioni e tanto cara al mio cuore”. E’ lì che ha tracciato le sue prime vie per poi proseguire con strepitose e leggendarie ascensioni, che lo hanno reso famoso in tutto il mondo facendolo entrare di diritto nel gotha mondiale dell’alpinismo.

Nella sua carriera ha compiuto circa 2500 ascensioni, di cui cento prime assolute. Ha scalato in Italia, Svizzera, Francia, Austria, Spagna, Jugoslavia, Scozia, Caucaso, Alaska, Perù, Pakistan, Nepal e Giappone. Si ricordano Dolomiti, Pizzo Badile, Monte Bianco, Grand Jorasses, la vetta del Gasherbrum IV (Karakorum) con Carlo Mauri e Walter Bonatti, il monte McKinley in Alaska con l’apertura della parete sud.
Ha guidato la spedizione alla parete sud del Lhotse, alla quale partecipò anche Reinhold Messner, che sfortunatamente non ebbe esito felice a causa delle pessime condizioni meteo.

Ecco quanto Riccardo Cassin ha scritto di sé: “Non sono uomo di libri e poesie ne ho lette poche: so però che i poeti riescono a uscire dalla realtà grigia d’ogni giorno e sono sognatori e inseguono un ideale che non dà profitti. Orbene: senza notevole dose di poesia non si affrontano fatiche, disagi, pericoli di una scalata, specie le grandi pareti, e nemmeno la vita sul mare. Si vuole evadere dalla monotona sequenza dei giorni tutti eguali e si tenta l’avventura, animati da un amore sconfinato…Molte sono le faccende da sbrigare allestendo un bivacco e sovente si sta in gara con le tenebre; ma poi, quando sistemata ogni cosa, si cerca la posizione più comoda per dormire, e chissà perché quasi sempre è scomoda. Allora tutta la montagna è in noi presente: si ha la sensazione di farne parte, ed anche questo è poesia. Ognuno la percepisce a modo suo, secondo abitudini, desideri, mentalità diverse, ma qualsiasi alpinista, per mal squadrato che sia, se sa di macigno e non trova nel linguaggio il mezzo per esprimere quel che prova, in fondo al cuore è pur sempre un poeta, anche se, specie quando è molto giovane, ha il pudore di confessarlo.”

Pensieri e linguaggio che fanno di Riccardo Cassin un’autentica icona, un personaggio che segnato la storia della montagna e che, a dieci anni dalla sua scomparsa, continua ad essere protagonista.