July 26, 2015 - Budapest, Hungary - Motorsports: FIA Formula One World Championship 2015, Grand Prix of Hungary, .Bernie Ecclestone (GBR, President and CEO of Formula One Management and Formula One Administration) (Credit Image: © Hoch Zwei via ZUMA Wire)

July 26, 2015 – Budapest, Hungary – Motorsports: FIA Formula One World Championship 2015, Grand Prix of Hungary, .Bernie Ecclestone (GBR, President and CEO of Formula One Management and Formula One Administration) (Credit Image: © Hoch Zwei via ZUMA Wire)

Parabolica, curve Ascari e di Lesmo. Sono nomi che richiamano indissolubilmente il circuito di Monza, uno dei regni incontrastati delle corse, come forse solo Hockeneim nel vecchio continente. Per un pilota correre e vincere a Monza equivale all’importanza che un trionfo sulla pista di Kitzbuel riveste per un discesista. Se si facesse un referendum fra tutti gli appassionati di Formula 1 a livello mondiale, nessuno vorrebbe rinunciare alle emozioni dell’anello di Monza. Il mito della velocità abita qui. Ma il circo della F1, ovvero il suo patron Bernie Ecclestone, è molto pretenzioso e per fare sopravvivere il GP d’Italia nel calendario a partire dal 2017 chiede di mettere sul tavolo 25 milioni di euro. Sono state raccolte migliaia di firme, ma Ecclestone non si lascia certo commuovere. Nemmeno un caffè al volo con Matteo Renzi può cambiare le carte in tavola. E se il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, si spinge ad affermare che il GP di Monza è salvo al 99,9%, vuol dire che entro fine 2015 sarà trovata la copertura finanziaria per gli anni a venire dopo il 2016. Dare un futuro al GP di Monza riveste un significato ben più ampio di una tre giorni a oltre 300 all’ora. La F1 in casa nostra è una vetrina per il Sistema Italia. Dunque nessuno gridi allo scandalo per aver investito 25 milioni in un evento sportivo. Collegato ad esso c’è un movimento che dura tutto l’anno e i ritorni economici promettono di essere di non poco conto.