South African former President Nelson Mandela holds the Jules Rimet World cup, 15 May 2004 at the FIFA headquarters in Zurich. South Africa won the right to host the 2010 World Cup finals, the first to be played in Africa, football's world governing body FIFA announced here 14 May, "The 2010 World Cup will be organised by South Africa," said FIFA President Sepp Blatter. AFP PHOTO FRANCK FIFEIl numero 46664 racconta non la partecipazione a una manifestazione sportiva, ma i 27 anni di duro carcere che Nelson Mandela, morto il 5 dicembre 2013 all’età di 95 anni, ha dovuto sopportare in nome degli ideali di pace, libertà e lotta all’apartheid imperante in Sudafrica. Il Paese dell’estremo sud del continente nero dove una minoranza di popolazione dalla pelle bianca (il 15%) ha isolato per decenni tutti gli altri, cancellando i diritti civili e segregando intere generazioni. Mandela ha tenuto duro dopo aver affermato, al momento della condanna all’ergastolo nel 1963, di essere disposto a morire per difendere gli ideali di giustizia e di equità. Mai sceso a patti, capace di affrontare ogni tipo di privazione, ha dato voce non solo ai neri sudafricani ma a tutti i popoli del mondo oppressi. La sua liberazione ha segnato l’inizio del cambiamento nel suo Paese, in cui la separazione razziale è stata suparata ma la diffidenze non sono del tutto e definitivamente sopite. Ha condiviso con Frederik Willem de Klerk, ultimo presidente bianco sudafricano,  il premio Nobel per la Pace nel 1993 e l’anno successivo, quando si sono tenute le prime elezioni democratiche e multirazziali, Mandela ha assunto la massima carica dello Stato.

Madiba, com’era affettuosamente soprannominato, amava lo sport. Era stato pugile e in un commovente incontro con Joe Frazier gli confessò di averlo considerato il suo idolo durante gli anni di prigionia. Ha favorito l’integrazione del Sudafrica attraverso lo sport contribuendo a portare nel Paese la coppa del mondo di rugby, che gli Springbok vinsero davanti al proprio pubblico nel 1995 regalando il bis nel 2007, e il campionato del mondo di calcio 2010. Anche la musica ha avuto un ruolo determinante nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica internazionale su quanto accadeva a Mandela e al Sudafrica. Il brano «Free Nelson Mandela» gridato a squarciagola ne è il simbolo più conosciuto, insieme alle tante interpretazioni dei grandi artisti del pop e del rock.

La morte di Mandela segna un momento di passaggio. Il suo spirito è più che mai vivo e il suo insegnamento travalica le frontiere, segna la strada da percorrere per superare le differenze di razza e di fede. Un obiettivo da raggiungere con il coraggio delle idee. Mandela, uomo che amava lo sport, se n’è andato dopo aver sconfitto l’apartheid. In Sudafrica, non va dimenticato, resta la piaga dell’aids. Un’altra battaglia culturale da affrontare e vincere per il presente e il futuro della nazione.