Papa OlimpiciIl Santo Padre, Benedetto XVI, ha ricevuto in udienza privata, lunedì 17 dicembre, le atlete e gli atleti medagliati ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Londra 2012. La delegazione azzurra, guidata dal Presidente del CONI, Giovanni Petrucci, dal Segretario Generale e Capomissione a Londra, Raffaele Pagnozzi, dai Vicepresidenti Riccardo Agabio e Luca Pancalli, era composta anche dai Presidenti delle Federazioni e dalla Giunta Nazionale. Ad accompagnare la delegazione don Mario Lusek, cappellano degli azzurri alle Olimpiadi.

E Il Papa non ha mancato di richiamare i principi autentici dello sport e i valori che danno senso all’attività agonistica, rendendola sana e frutto di sforzo e sacrificio, per diventare scuola di vita. Il Pontefice ha sottolineato come i Giochi Olimpici abbiano rappresentato occasione di confronto con atleti provenienti da quasi tutti i Paesi del mondo, una sfida sul terreno dell’agonismo e delle abilità tecniche, ma prima ancora su quello delle qualità umane, che ha visto mettere in campo le doti e le capacità di ognuno, acquisite con l’impegno e il rigore nella preparazione, la costanza nell’allenamento, la consapevolezza dei propri limiti. Ogni attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico, richiede la lealtà nella competizione, il rispetto del proprio corpo, il senso di solidarietà e di altruismo e poi anche la gioia, la soddisfazione e la festa. Tutto ciò presuppone un cammino di autentica maturazione umana, fatto di rinunce, di tenacia, di pazienza, e soprattutto di umiltà, che non viene applaudita, ma che è il segreto della vittoria.

Uno sport che voglia avere un senso pieno per chi lo pratica deve essere sempre a servizio della persona – ha proseguito il Papa rivolto agli atleti olimpici e paralimpici – La posta in gioco allora non è solo il rispetto delle regole, ma la visione dell’uomo, dell’uomo che fa sport e che, al tempo stesso, ha bisogno di educazione, di spiritualità e di valori trascendenti. Lo sport infatti è un bene educativo e culturale, capace di rivelare l’uomo a se stesso ed avvicinarlo a comprendere il valore profondo della sua vita. Il Concilio Ecumenico Vaticano II parla dello sport all’interno della Costituzione pastorale Gaudium et spes, nell’ampio quadro dei rapporti tra la Chiesa e il mondo contemporaneo, e lo colloca nel settore della cultura, cioè nell’ambito in cui si evidenzia la capacità interpretativa della vita, della persona e delle relazioni. Il Concilio auspica che lo sport contribuisca ad affinare lo spirito dell’uomo, consenta alle persone di arricchirsi con la reciproca conoscenza, aiuti a mantenere l’equilibrio della personalità, favorisca le fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le condizioni, di nazioni e stirpi diverse. Insomma, una cultura dello sport fondata sul primato della persona umana; uno sport al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dello sport.

Papa Ratzinger ha richiamato anche un passaggio del suo predecessore, Giovanni Paolo II: «l’esperienza sportiva può contribuire a rispondere alle domande profonde che pongono le nuove generazioni circa il senso della vita, il suo orientamento e la sua meta». Ha concluso ricordando la luminosa figura del beato Pier Giorgio Frassati: un giovane che univa in sé la passione per lo sport – amava specialmente le ascensioni in montagna – e la passione per Dio.